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“La natura come maestra” della Dott.ssa Mara Olocco

A cura della Dott.ssa Mara Olocco

1) 

Mi sento onorata e per niente all’altezza di questo argomento, ma ho deciso di accoglierlo perché  rappresenta una grande fortuna potermi dare un tempo per riconnettermi ad un tema così importante  e che ha preso e sta prendendo sempre più spazio nella mia vita.  

Ci sono luoghi in cui non si può fare a meno di accorgersi dei cambiamenti delle stagioni, non si  può non considerare che la natura mostra ciò che si può o non si può fare; quando sei dentro sei  chiamato a guardare fuori e ad accorgerti dei tuoi compagni di vita, stupirti e meravigliarti  dell’incredibile velocità in cui il pensiero si sposta all’essenziale e al reale.  

Mi immergo ogni volta che posso in questa connessione profonda, che è anche una connessione  profonda con me stessa e con la mia espressione più autentica. 

Attivare la percezione consapevole nel silenzio della parola e dei pensieri aiuta ad entrare in uno  stato di coscienza di totale presenza e accoglienza. Se ci alleniamo, curiamo questa relazione e  dedichiamo del tempo a sperimentare possiamo scoprire o riscoprire la bellezza dello scegliere, ma  anche del farsi scegliere da ciò che ci circonda e di accogliere con fiducia ciò che la natura ci  mostra. 

La natura la possiamo cercare ovunque, lei c’è anche quando siamo immersi nei nostri schemi  quotidiani, anche quando il fare prende il sopravvento sullo stare e osservare, lasciare che avvenga.  

2) 

Vorrei fare una piccola riflessione su chi è un Maestro o una Maestra, ne possiamo avere molti o  pochi o nessuno nella vita, ma perché un Maestro sia tale ha bisogno che sia un discepolo che lo  riconosce e sceglie di seguirlo. 

Un Maestro o una Maestra non trasferisce semplicemente delle informazioni, ma mostra la strada  che possiamo percorrere, offre un esempio pratico e concreto che noi possiamo decidere di mettere  in pratica nella nostra vita. 

La Natura esiste comunque, ma diventa maestra se scegliamo di sintonizzarci e allinearci a ciò che  ci mostra. 

Tutti gli antichi insegnamenti, i riti e le pratiche di ricerca spirituale e esistenziale sono  profondamente legati al funzionamento della natura e rafforzano il nostro imprescindibile legame  con l’ambiente che ci circonda, vicino e lontano. Per questo quando parliamo della manifestazione  della nostra espressione autentica non possiamo prescindere dalla fondamentale relazione con  l’ambiente che ci circonda, che ci attraversa, che ci guida, che ci mostra. 

Dice Walter Orioli in Il gioco serio del teatro 

“…l’uso dello spazio naturale incontaminato dalla civiltà urbana e non strutturato a teatro, favorisce  una profonda ritualità. L’acqua del torrente predispone alla purificazione, il prato al gioco, il bosco  alla meditazione e all’azione, il sentiero che si inerpica alla fatica della trasformazione, la cima al  raggiungimento della meta. Misurandosi con i diversi spazi rituali, l’attore e il gruppo si espongono  a nuovi processi creativi dettati proprio dai passaggi tra zone adibite alla scena.”

Dice Francesco Boer in Troverai più nei boschi, manuale per decifrare i segni e i misteri della  natura 

“La natura ci parla tramite i simboli. Un prato, un bosco, un fiume: non sono soltanto luoghi  esteriori, ma spazi dell’anima. Il simbolo non è solo lì fuori, ma non è nemmeno una nostra  elaborazione mentale. La sua vera essenza è nel rapporto, nell’assonanza che fa vibrare all’unisono  il cuore e il mondo esterno. Grazie a questa empatia, a questa grande compassione, l’essere umano  può accedere a una relazione con la natura che altrimenti gli rimarrebbe preclusa.” 

3) 

ESERCITAZIONE  

Dalla canzone dei Tiromancino Imparare dal vento 

“Vorrei imparare dal vento a respirare 
Dalla pioggia a cadere 
Dalla corrente a portare le cose 
Dove non vogliono andare 
E avere 
La pazienza delle onde 
E andare e venire 
Ricominciare a fluire…” 

RIMANENDO SEDUTI, CHIUDETE GLI OCCHI IMMAGINATE UN POSTO NELLA  NATURA … movimenti consapevoli e guidati 

4) 

Walter Orioli Cammina che ti passa, il calore terapeutico dell’andare a piedi 

“Mi basta uscire di casa o varcare l’ingresso del bosco, alzare lentamente lo sguardo verso il cielo,  per rendermi conto che il mondo offre le migliori condizioni necessarie ad essere felice. 

Anche se alcune volte, sopraffatto dalle preoccupazioni, mi chiudo, dimentico di osservare la  bellezza e la vastità meravigliosa dell’universo, se ascolto il canto degli uccelli, immediatamente mi  sento alleggerito dalle inquietudini. E’ sufficiente tornare a camminare per sentirmi il veicolo di  trasformazione sensoriale ed entrare in contatto con l’anima del mondo, l’Anima mundi, ovvero il  principio vitale di un unico organismo vivente che comprende ogni cosa e tutti gli esseri viventi.” 

Chandra Candiani Questo immenso non sapere 

“Una buona pratica, preliminare a qualunque altra, è la pratica della meraviglia. Esercitarsi a non  sapere e a meravigliarsi. Guardarsi intorno e lasciare andare il concetto di albero, strada, casa, mare  e guardare con sguardo che ignora il risaputo e vede ora. 

La pratica della meraviglia è una pratica che cura anche il cuore più ferito della terra. 

Si può andare a trovare un piccolissimo pezzo di prato, un pizzico di prato c’è sempre, anche in  città. E guardare. A lungo. Si apre un universo minimo. Infinite vicende, mutamenti, arrivi,  partenze, forme sempre più piccole man mano che lo sguardo si limita a vedere. Esercitare la  meraviglia cura il cuore malato che ha potuto esercitare solo la paura.”

“Gli animali e gli alberi insegnano a non sapere, a tollerare di stare al mondo senza l’ossessione di  capire. La loro assenza di controllo mi pare renda il loro mondo non più minuscolo, ma anzi  vastissimo, misterioso. Sanno abbandonarsi, conoscono e insegnano una fiducia primaria e  radicale.” 

“È anche molto rasserenante percepire in sé i cinque elementi. Seduti, camminando, in piedi, o  sdraiati possiamo chiudere gli occhi e sentire la solidità, la densità, l’estensione, il limite, la  resistenza: il nostro essere terra. Oppure la fluidità, la connessione, la flessibilità, la forma: essere  acqua. O quel nostro improvviso accenderci in un respiro o in un passo, vitalità, impulso,  luminosità, calore: siamo fuoco e aprendo gli occhi mettiamo il mondo a fuoco. La leggerezza, la  fugacità delle sensazioni, le variazioni, i cambiamenti repentini, le vibrazioni, l’essere toccati e  sfiorati da milioni di sensazioni: è l’aria che vive in noi. E infine siamo spazio: apertura, spaziosità,  dove tutto è ignoto e possibile. La coscienza che contiene l’universo. La disposizione a restare  aperti e presenti, a riposare nella vastità. Vasti nel vasto.”  

Chandra Candiani Il silenzio è cosa viva 

“Non tutti i silenzi sono uguali. Come, grazie alla consapevolezza del vivere, si diventa sensibili  alla luce, alle diverse sfumature di luce in diversi luoghi, in differenti momenti della giornata e delle  stagioni, così si colgono miriadi di sfumature nei silenzi nostri e altrui, silenzi umani, silenzi degli  animali, degli alberi, silenzi minerali.  

Il silenzio non è tacere né mettere a tacere, è un invito, è stare in compagnia di qualcosa di tenero e  avvolgente, dove tutto è già stato detto. Il silenzio sorride. 

Caro silenzio, aiutami a non parlare di te, aiutami ad abitarti. Addestrami. Disarmami. Tu mi insegni  a parlare. Eccomi, mi lascio rapire. Non lascio niente a casa, niente di intentato. Ci sono. In te. Arte  del congedo per ritrovare. Arte dell’a-capo che insegna a lasciarsi scrivere. Il silenzio semina. Le  parole raccolgono.  

Il silenzio è cosa viva.” 

Mario Calabresi Il tempo del bosco 

“Mentre facciamo colazione al refettorio dell’eremo, guardo questi uomini silenziosi che da mille  anni vivono in armonia con il bosco e penso a quanto siano stati capaci di farlo in modo rispettoso,  di come si siano amalgamati alla natura e ai suoi ritmi. Tra poco mi incamminerò per entrare nella  parte più antica di questa storia e avverto un senso di gratitudine.  

A Mariangela Gualtieri, che per la sua cura delle cose potrei paragonare a questi monaci, avevo  chiesto come si può provare gratitudine per la vita in un tempo complicato come quello che stiamo  vivendo. “La gratitudine è legata alla gioia. Non ha il peso di un debito, c’entra con il  riconoscimento di un godimento. È importante essere grati perché è il primo passo per godere di ciò  che è, e per averne cura. Siamo grati al sole, cioè felici, lieti e capaci di riconoscere quanto conti  nelle nostre vite. Forse al sole non importa che noi siamo grati o meno, ma noi, nel momento in cui  ne siamo consapevoli, diveniamo quasi parte di quella sua bellezza, quasi ne veniamo fecondati.  Alla fine, si può pensare che la nostra gratitudine lo aiuti a splendere, come sostenevano gli indiani  d’America.”

Marina Abramovic Attraversare i muri 

“Mi spogliai ed entrai in acqua. Le onde erano enormi, e l’acqua color giada rifletteva i raggi del  sole. L’oceano era immenso. A volte ho semplicemente bisogno di sentire la vita attraverso ogni mio  poro. Uscendo dall’acqua, mi sentii piena di energie. Mi sentii luminosa. Poi mi rivestii e raggiunsi  la foresta al di sopra della spiaggia. Inoltrandomi tra gli alberi, il fragore delle onde si affievolì, e  tutt’a un tratto sentii gli esseri viventi intorno a me: tutto era vita.” 

Claude Coldy www.danzasensibile.com 

“Il pensiero che domina questa dimensione della nostra relazione con gli elementi della Natura è la  relazione che esiste tra la natura che ci circonda, e la nostra natura interiore. Questa relazione  profonda con gli elementi della Natura – la terra, l’humus, gli alberi, il mare, la sabbia, il vento, la  luce…!- offre per tanti di noi una grande opportunità di resilienza e di risveglio delle nostre risorse  profonde. Immerso nella Natura il nostro senso di sopravvivenza richiama le forze della nostra  vitalità, in parte addormentate dalla frequenza della vita e della nostra società.”

Mappa Del Cuore
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