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Il corpo come identità 

Dott.ssa Mara Olocco 

  1. IL PROGETTO UNICITÀ CHE SI INCONTRANO 

Il tema delle “Unicità che si incontrano” che si sviluppa in tutto il progetto ha voluto approfondire  l’importanza del riconoscimento delle specificità dei singoli e delle loro storie, del pensarsi come  uniti mente e corpo e del favorire relazioni autentiche che permettano l’espressione creativa e  sempre mutevole di sé.  

Il contributo di questo progetto ha permesso di riportarsi in presenza dopo l’esperienza della  pandemia, volendo sottolineare la preziosità del mettersi in relazione con tutti i limiti e le difficoltà,  con le unicità e le possibili infinite sfumature del proprio essere e fare.  

Nel laboratorio di Teatroterapia l’attenzione si è rivolta al corpo, nello spazio e con gli altri, e alle  sue possibilità di espressione libera dai vincoli della quotidianità e dai giudizi che si pensa possano  attivarsi negli altri e che si attivano in sé. Si è voluto promuovere l’esperienza della gentilezza nei  confronti del proprio corpo, che diventa cura e può migliorare l’autostima. Lo sviluppo della  presenza nello spazio e nel tempo consente di imparare a orientare i pensieri e sospendere quelli che  non sono necessari per l’esplorazione e l’emersione creativa di parti di sé. Questo riporta col  pensiero all’infanzia e al gioco, alla necessità di recuperare anche nelle successive fasi evolutive la  spontaneità e la leggerezza del fare per stare.  

L’ascolto si è rivolto all’interno, ma anche all’esterno imparando a vedere gli altri che stanno  attorno e che a loro volta fanno da specchi o da risuonatori o mostrano qualcosa di diverso e che  può diventare interessante conoscere.  

2) IL CORPO COME IDENTITÀ 

L’esperienza del corpo e con il corpo contribuisce alla costruzione della nostra identità, inscindibile  dal pensiero e dalla narrazione o rappresentazione che facciamo di noi stessi.  Utilizzando uno sguardo olistico possiamo dire che l’uomo è il pensiero di sé, degli altri e del  mondo, contemporaneamente è anche corpo che agisce, che sente, che sperimenta. Il corpo rappresenta uno degli elementi fondamentali per definire se stessi, così anche i processi  cinestetico-motori, propriocettivi, enterocettivi, cognitivi, emotivi e sociali che organizzano  l’autoconsapevolezza corporea ed il comportamento, danno all’individuo un senso di continuità e 

coerenza. Ciò che definiamo come identità oltrepassa i limiti della distinzione cartesiana tra mente e  corpo e diviene un complesso racconto di esperienze individuali, interpersonali e situazionali. Le nostre rappresentazioni corporee derivano dalla confluenza del soggettivo sentire se stessi con i  significati e le aspettative sociali intorno al corpo, l’educazione, e i modelli di comportamento.  Gli studiosi della fenomenologia sottolineano come il corpo sia oggetto e soggetto allo stesso  tempo, dunque attraverso di esso abitiamo e conosciamo il mondo come individui e  contemporaneamente rivolgiamo lo sguardo verso il nostro corpo per dare alla nostra esperienza un  senso e un significato, così definiamo e raccontiamo il nostro corpo e noi stessi. “Se è vero che io ho coscienza del mio corpo attraverso il mondo, se è vero che esso è, al centro del  mondo, il termine inosservato verso il quale volgono la loro faccia, è anche vero, per la stessa  ragione, che il mio corpo è il perno del mondo, e in questo senso ho coscienza del mondo per mezzo  del mio corpo” (M. Merleau-Ponty, 1965, Fenomenologia della percezione

Quello da cui siamo partite è di dedicarci per questo primo appuntamento allo sguardo rivolto alla  scoperta di sé, alla conoscenza delle proprie specificità, a come le esperienze che facciamo ci  aiutano a scoprire o meglio ancora a costruire chi siamo, chi pensiamo di essere, chi vorremmo  essere. 

Il nostro modo di definirci è sempre corporeo, soggetto che sperimenta e oggetto delle nostre  definizioni e riflessioni su di noi. La costruzione della nostra identità e quindi di ciò che ci definisce  e ci descrive in modo sempre mutevole e ulteriormente evoluto è un processo relazionale, per cui  siamo in relazione con il contesto, con la storia, con gli altri. Siamo corpi in relazione che cercano  nel movimento uno sguardo a sé per definirsi e uno sguardo direzionato per manifestarsi e quindi  agire nel mondo, produrre ed esserci.  

Il corpo come identità, quindi, è sempre in relazione con lo spazio, con il contesto, con il tempo,  con gli altri. 

In quest’ottica dentro e fuori creano dialogo e corpo e mente si integrano.  

L’identità è il dialogo tra l’esperienza che facciamo di noi e il riconoscimento che abbiamo dagli  altri di noi stessi. L’identità è il riflesso di un atto sociale. Il corpo si fa identità nella relazione con  l’altro, nel processo di riconoscimento e di autoaffermazione che avviene nel contesto in cui  l’individuo agisce e è presente.  

Eugenio Barba parla di corporeità interpersonale, che si crea nel teatro come in un processo di  espansione e molteplicità che torna alla singolarità e produce cambiamento.  Così il regista e attore Yoshi Oida esorta i suoi seguaci a riporre l’attenzione sul proprio corpo:  “lavorando acquisirete una maggiore coscienza del vostro corpo, delle sue preferenze, e  comincerete e notare come anche i più piccoli cambiamenti fisici influenzino il vostro stato 

interiore. Comincerete ad abitare realmente il vostro corpo, ad avvertire come i suoi più sottili  mutamenti agiscano sul vostro mondo interiore” (Y. Oida e L. Marshall, 2000, L’attore invisibile). 

3) ESERCIZIO DI PRESENZA E CONSAPEVOLEZZA CORPOREA 

Respiro, muovo le parti, attivo i sensi e la percezione, accolgo i pensieri. Inizio a muovere la  colonna vertebrale e lascio che l’impulso al movimento si espanda a tutte le sue parti. Mi muovo  liberamente nello spazio, io sono qui e abito questo spazio e questo tempo.  

L’esperienza del corpo è quella del presente che si muove verso il futuro. 

“…Il corpo, invece, si presta quasi direttamente al cambiamento. Lo possiamo vedere, toccare, esso  ha una realtà tangibile che le nostre emozioni e pensieri non hanno. E poiché il nostro corpo è in  stretta connessione con il resto del nostro essere, cambiando il corpo possiamo cambiare il resto. La  prossima volta che vi sentite disperati, iniziate a muovere il vostro corpo, facendo particolare  attenzione a liberare la colonna vertebrale e ad aprire la zona del petto e delle spalle. Apritevi,  guardatevi intorno, respirate profondamente, rilassate il collo, e trovate un’immagine positiva che  possa stimolare i vostri movimenti. Vedrete che il vostro umore comincerà a risollevarsi e i vostri  pensieri finiranno di correre intorno in cerchi sempre più stretti.  

Lavorare con il corpo per un attore non vuol dire semplicemente essere in forma o migliorare la  propria performance. Se prendete l’abitudine di migliorare regolarmente il vostro corpo al punto da  renderlo libero e reattivo, anche la vostra mente diventerà altrettanto flessibile. Inoltre la vostra vita  emotiva sarà più ricca.” (Y. Oida e L. Marshall, 2000, L’attore invisibile

4) LE PAROLE PER RACCONTARE DEL CORPO 

“La nostra prima pelle è quella umana. I vestiti sono la seconda. Se è così, la terza pelle non è forse  lo spazio in cui viviamo, i muri, le porte, le finestre che circondano il corpo?” Shiota Chiharu “Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui  si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo  punto comincia la danza.” Pina Bausch 

“Perché limitarmi a due dimensioni, quando potevo fare arte con il fuoco, l’acqua, il corpo umano?  Con qualunque cosa! Qualcosa era scattato nella mia mente, mi resi conto che essere artisti  significava avere l’immensa libertà di lavorare con qualunque cosa, o con nulla. Se volevo creare  qualcosa con la polvere, la spazzatura, potevo farlo. Era un’incredibile sensazione di libertà.” Marina Abramovic

“Sappiamo che la mente, il corpo e le emozioni sono inestricabilmente legati insieme. Quando siete  tristi avete le spalle curve, la testa china, i vostri pensieri sono negativi e credete che tutto nella  vostra vita sia sbagliato. Quando siete felici il corpo si apre, il petto si espande, la testa è alta e tutto  ciò che sperate vi sembra possibile. La posizione del vostro corpo, i vostri pensieri e le vostre  emozioni cambiano sempre contemporaneamente. In quanto attori abitualmente cominciamo a  lavorare partendo dalla mente o dalle emozioni e diamo per scontato che questa via interiore  modellerà il nostro corpo. Tuttavia, anche il metodo opposto funziona: cominciare dall’esterno per  arrivare all’interno.” Yoshi Oida  

“Un corpo libero di sperimentare la dissociazione, la molteplicità e il gioco delle parti, che scopre di  portare con sé blocchi, contratture, corazze, vergogna, imbarazzo come pure si sorprende di lati  inespressi, potenzialità inedite, angoli inaspettati di energia creativa. In tal senso, il corpo nel teatro  è anche strumento, oggetto e soggetto di cura di tutta la persona, dei suoi lati mentali ed emotivi,  della sfera razionale, affettiva e istintuale, collettiva e sociale” Walter Orioli  

Essere nel mondo significa allora per il corpo sfuggire all’assedio del mondo per abitare il mondo ,  fuggire dal proprio essere in mezzo al mondo per averlo come luogo d’abitazione. In questa  ambivalenza il corpo deve anche fuggire da sé per prendersi cura di sé. La sua cura è per sé solo se  è per il mondo; solo correndo verso il mondo il corpo si soc-corre. In questo senso il corpo è sempre  fuori di sé, è intenzionalità, trascendenza, immediato sbocco sulle cose, apertura originaria,  continuo progetto e perciò proiezione futura.” Umberto Galimberti  

“Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza” F. Nietzsche 5) LA MIA ESPERIENZA DEL CORPO 

Riportare il corpo al centro del nostro modo di identificarci, di guardarci e di raccontarci vuol dire  accettare e accogliere la nostra totalità e il nostro specifico modo di stare nel mondo. Se penso ad alcune esperienze di teatro, danza, tai ji, yoga o esplorazione nella natura, ricordo il  salto oltre il bisogno di performare. Il momento in cui si accettano i limiti che il corpo pone e  impone, rappresenta anche il momento in cui si possono trovare nuove strade, nella lentezza, nella  gentilezza, nella curiosità e nella spontaneità attraverso cui il movimento prende forma, il peso si fa  lieve, le resistenze si ammorbidiscono e la forza sa emergere.

L’esperienza dell’azione corporea attiva l’emozione dell’inaspettato, eppure conosciuto, del nuovo,  del possibile e di ciò che si fa autentico. Non si imita niente di diverso, ma si offre allo spazio il  proprio esserci, talvolta anche oltre la propria immagine. 

E c’è un momento in cui si alza lo sguardo a ciò che sta intorno e si trovano i corpi degli altri, così  diversi tra loro e dal proprio. I canoni estetici usati fuori non hanno necessità di esistere perché i  corpi sono presenti in tutta la loro essenza e si manifesta la bellezza, eterogenea e molteplice … la  bellezza della ricerca del movimento autentico e quindi libero e potente.  

Può succedere di sentirsi pervasi da un’intensità, avvolti dai corpi di un gruppo di sconosciuti  eppure così familiari e amici. Può succedere di sentire la propria presenza e in un istante la gioia di  essere corpo, di sentire corpo e di pensarsi corpo tra i corpi. 

6) STRALCI DELLE INTERVISTE DEI PARTECIPANTI AL LABORATORIO DI TEATROTERAPIA DEL PROGETTO UNICITÀ CHE SI INCONTRANO 

“È stato un viaggio avventuroso e senza meta, dove i miei pensieri erano magicamente in  connessione con i movimenti liberi e unici del mio corpo e di quello altrui.” (V.) 

“Per me, questo percorso è stato un modo per entrare in contatto con la parte di me che meno  apprezzo, il mio corpo. Una parte che tendo sempre a voler tralasciare perché ingombrante e  sbagliata. Tuttavia, grazie a questo spazio, al gruppo e alla guida delicata e competente, ho  provato ad ascoltare il mio corpo e dargli la possibilità di farsi sentire e di farmi capire come  anche lui sia parte di me e contribuisca alla mia unicità” (E.) 

“Ho deciso di partecipare a questo percorso per mettermi alla prova, per ascoltare di più il mio  corpo e le mie sensazioni. Nel gruppo che si è formato mi sono sentita libera di sperimentare ed  esprimermi perché non c’è mai stato giudizio, ma solo grande condivisione. Ogni volta entravo con  uno stato d’animo e ne uscivo diversa, quasi sempre in meglio.” (Ma). 

“è un modo creativo e non scontato per connettersi con appieno se stessi, mette in gioco le  emozioni (parte interna) e corpo (esterna). Veramente il cento per cento di connessione con se  stessi.” (E.) 

“è un’esperienza positiva, in questa società in cui scorre, prendersi del tempo per ascoltarsi, non  solo per se stessi. Ascoltarsi e capire cosa fa il corpo e la mente, stare dove si è. In quei momenti 

sono lì mentre di solito vado veloce con corpo o con la mente. In un percorso di vita in generale  prendersi il tempo per ascoltarsi da molti benefici” (Ma.) 

“sono partita con le paure erano di non essere all’altezza, del giudizio sul mio corpo, non riuscire a  vivere il mio corpo e trasmettere tramite esso le mie emozioni che non avevo mai fatto e la relazione  con l’altro legata al tema del giudizio, poi ho capito che l’altro porta la sua storia e non ha niente  da giudicare” (E.)

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 

Abramovic M. (2016), Attraversare i muri. Un’autobiografia, Bompiani Editore. Barba E. (1993), La canoa di carta, Il Mulino, Bologna. 

Brook P. (1998), Lo spazio vuoto, Bulzoni Editore, Roma. 

Faccio E. (2007), Le identità corporee, quando l’immagine di sé fa star male, Giunti Editore,  Milano.  

Galimberti U. (2005), Il corpo, Saggi Universale Economica Feltrinelli. 

Grotowski J. (1970), Per un teatro povero, Bulzoni Editore, Roma. 

Oida Y., Marshall L. (2000), L’attore invisibile, Bulzoni Editore, Roma. 

Orioli W. (2001), Teatro come terapia, Macro Edizioni. 

Orioli W. (2007), Il gioco serio del Teatro, Macro Edizioni. 

Orioli W. (2011), Far teatro per capirsi, IPOC di Pietro Condemi Milano. 

Orioli W., Barba E., Meldolesi C. (2019), Teoria e pratica della teatroterapia. Fare teatro per  conoscersi, crescere e cambiare la propria vita, Red! Edizioni. 

Pagliaro G., Salvini A. (a cura di) (2007), Mente e psicoterapia. Modello Interattivo-Cognitivo e  Modello Olistico, Utet Università, Torino. 

Salvini A. (2004), Psicologia Clinica, Upsel Domeneghini Editore, Padova. 

Salvini A. (2009), Vite parallele e identità multiple: il caso di Valeria P., Scienze dell’interazione,  Vol. 1, n.1, pp. 16-25. 

Stanislavskij K. (2005), Il lavoro dell’attore su se stesso, Laterza, Bari. https://www.maotorino.it/it/evento/chiharu-shiota-the-soul-trembles/

https://etica-mente.net/blog/2023/11/11/marina-abramovic-il-corpo-si-fa-arte-il-corpo attraversa-i-muri/ 

https://www.paneacquaculture.net/2024/06/30/marina-abramovic-il-corpo-come-luogo-per unevoluzione-dellumanita/

https://danzasensibile.com/

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Dal talk multimediale “Identità e manifestazione”
Psichiatri, psicoterapeuti, artisti e specialisti della vocalità interverranno proponendo tematiche connesse all’identità e all’unicità che contraddistingue ognuno di noi.
A cura di Mappa del Cuore.
L’iniziativa rientra all’interno del progetto “Unicità che s’incontrano… ancora!” promosso dall’Associazione A-fidati in collaborazione con Coordinamento Nazionale Disturbi Alimentari, ASL CN1, Noau Officina Culturale, con il Patrocinio del Comune di Cuneo e il contributo di Fondazione CRC. 

Mappa Del Cuore
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https://mappadelcuore.art